
Residui normanni
Ecco, un'altra parte di foto, promesse e citate nella prima uscita del blog. C'è il Ponte di Tarcarville, degnamente
attraversato dalla mia dolce metà, e le sottostimate sabbie mobili...
la casa del nuovo BOLLETTAO (periodico casuale di aggiornamenti ennioidi)
L'emigrazione in Belgio la sto vivendo da vari punti di vista. Un anno fa scrivevo la mia tesi di laurea sugli aspetti sociolinguistici della comunità italiana in Wallonie, mentre oggi potrei essere un buon soggetto da intervistare per studiare fenomeni come il semilinguismo o la perdita della lingua madre. Ci sono tanti aspetti che riguardano l'emigrazione, ma soprattutto la discendenza, le radici, se per emigrazione intendiamo quella massiccia degli anni 50-60-70, che sono mutati. Negli ultimi anni non si emigra più ma ci si sposta. La parola emigrazione é stata sostituita dalla parola mobilità e quelli che una volta erano gli sperati rientri in patria oggi sono visti quasi come una sconfitta; ma l'effetto nostalgia causato dal fattore lontananza dal paese é sempre in agguato, anche se internet e le consolidate associazionitalianoidi legano parekkio il destino di uomini e donne a quello di un paese lontano che spesso si scorda di loro. Ma loro non dimenticano (le ultime elezioni lo hanno dimostrato!!!). Osservo i miei nuovi amici italo-belgi, ne intuisco i malumori, cerco di coglierne una visione del mondo decisamente nuova. "Straniero qua e straniero in Italia" é lo slogan non solo dei discendenti degli italiani ma un po' di tutte le comunità straniere presenti sul territorio.
Perké ho voluto scrivere 'ste due righe sull'emigrazione? Per motivare la splendida foto di Nino Manfredi in "Pane e cioccolato", dove interpreta un emigrante italiano in Svizzera e condividerla con voi.
Dikiaro poi aperto il cineforum virtuale con consigli e impressioni sui film visti, rivisti o da vedere. E naturalmente la vostra opinione, le vostre esperienze le vostre idee per quanto concerne l'emigrazione.
(Questo binomio CINEMA-EMIGRAZIONE mi ricorda qualcuno... dove sei Zio Gio'?)

Si arriva al Mont Saint Michel, terra contesa dai bretoni e dai normanni, terra che sfugge a paragoni e definizioni, ma che non sfugge alle maree che la rendono unica nel suo genere. C'é misticismo e spiritualità in queste mete, ma per due come noi non c'é ascensione se non davanti ad una succulenta crêpe o ad un cosciotto di anatra al confit, il che ci autorizza ad immergerci nella gastronomia locale e a bagnare il tutto (oltre che con la pioggia) con del buon sidro.
Putroppo il fenomeno dell'alta marea, paragonato all'avanzar di un cavallo al galoppo (che oltre a dare il senso della velocità, fà tanto figo citarlo), per una feroce maledizione inflittaci da un congiunto di stregoni bretoni e normanni, non ci é dato vederlo e si prosegue verso quei lidi che han ispirato i colori di Monet e la penna di Le Blanc (il papà di Arsenio Lupin), dove le falesie padroneggiano spavalde sul paesaggio, dove le flotte angloamericane sono sbarcate per liberarci dai nazisti e consegnarci al capitale, quel 6 giugno 1944, dove ci siamo anke ricongiunti con la natura (tra un pasto e l'altro!).
L'incanto di questi scorci è indescrivibile, il fascino che hanno subito personaggi del calibro di Baudelaire, Flaubert, Guy de Maupassant, Proust, è rimasto intatto. Siamo nella terra di Giovanna d'Arco e Leatitia Casta!!!
fine dell'800 per produrre lo stesso liquore che da Fecamp fornisce e stordisce, tuttora, milioni di appassionati.