venerdì, febbraio 02, 2007

o bollettao
febbraio 2007 _____periodico casuale di aggiornamenti ennioidi__________ n.28


“Venghino siore e siori, venghino”

Il treno è puntuale, così come il freddo è pungente alle otto di mattina. Lungo il breve tragitto che separa il vostro ibernatissimo reporter dalla stazione centrale incrocio gli ormai familiari volti da nubi di freddo avvolti, che tra chiacchiere fiamminghe e il bofonkiar francese raggiungono il loro posto di lavoro. Io, tuttuno con le spalle, la sciarpa, il cappello, il cappuccio e qualche bestemmiuccia, osservo, cammino a passo spedito e ghigno alla visione di due operai, durante un piccola pausa. Quello con i grandi baffi, si riscalda le mani, mentre soffia nella tazza bollente e attira l’attenzione del suo collega commentando con lo sguardo il passaggio di una gentil pulzella. L’altro, il più giovane per grattarsi la testa solleva il giallo elmetto e gli trasmette con uno sguardo la sua approvazione, annuisce e segue il passaggio della diva-per-caso, che nell’allontanarsi, di spalle, provoca ulteriori commenti ed espressioni molto più eloquenti. Forse tutto il cantiere s’era fermato, ma non tutti erano i protagonisti di questa sequenza strepitosa. I due protagonisti si son beccati anche il mio ammiccar discreto. Quasi meglio di un Oscar. Sollevo un angolo di bocca, sogno d’aver una cinepresa in spalla e tiro dritto.
In treno il freddo si placa e la mente si rilassa sulle pagine di un libro o della free-press presalvolo prima di fare il biglietto. Volete sapere la destinazione? Non importa! Questa volta ve lo garantisco che non è importante conoscere il nome della località che mi accoglierà. Anche perché la meta cambia ogni mese.

Il Circo di Mosca tocca tante piccole località del Belgio e della vicina Francia. Chi lo dirige è una famiglia italiana composta da mamma, papà, tre bimbe e un altro pargoletto in arrivo. Le più grandi, in età scolare, dovrebbero frequentare la prima e la seconda elementare, ma scuole italiane, almeno ufficialmente, in Belgio non ce ne sono, figuriamoci itineranti. E allora mi hanno proposto immeritatamente di far loro da tutore freelance ed io ho audacemente accettato. Sono contento e clandestennio più che mai, fuori da ogni circolare ministeriale e da ogni burocratico dovere. Sono guidato dalla mia coscienza e da istinti pedagogici mai provati prima. Tra i ruggiti di tigri affamate e il passaggio di un clown dal pelo verde, passiamo la nostra mezza giornata giocando e imparando. Anche se entusiasmante, piena di espedienti, di charme e di romantica solidarietà potrebbe apparirci la vita circense, questa non è certo immune alle grandi difficoltà quotidiane, aldilà di capriole e numeri mozzafiato. Sto scoprendo anche gli ostacoli, al pubblico ignoti, che incontrano i miei amici circensi quando non sono protetti dal grande tendone: oltre alle più svariate temperature che accolgono lo sbarco della diligenza rossa, ci sono tanti problemi da affrontare, gli animali da nutrire e da curare, i camion da riparare e potrei continuare a lungo. Tra i tanti c’è quello legato all’istruzione dei figli che rischia di bruciarsi in poche battute da tramandare come fossero numeri da funamboli. L’impegno di chi vi scrive è iniziato un po’ per gioco, un po’ per necessità, lo scorso settembre, tra Anversa, Charleroi, Ostenda e Alost. Ora sta diventando un appuntamento fisso quasi come se fosse una scuola itinerante, con tanto di aula-roulotte, Alfabeti-appesi-alle-pareti, pallottolieri e “maestro-posso-andare-in-bagno?”. Attraversa grandi città o piccoli centri, bacini industriali o fangose e ostili piazze, ma anche intere generazioni. Il Circo di Mosca non si ferma mai. Falcate, galoppate, impennate, salti mortali tra kilometri e calendari, foreste ed alberi genealogici.


Capannoni e Caporali

Mi chiedo ancora come sia possibile dar fiducia ad un paese masochista e scellerato come il nostro. Alleato con il mostro che ci USA e marcio nelle viscere, incapace di attuare una vera politica sociale nei settori che contano di più: ospitiamo le basi Nato e i topi negli ospedali con la stessa passione, mentre muoiono quotidianamente giovani vite sul fronte, anzi sui fronti, e altri innocenti negli ospedali e nei cantieri di un paese che si dice civilizzato. Penso poi all’immagine dell’Italia che ci tanto ci piace esportare: il nostro stile... Osanniamo le grandi firme e continuiamo a comprare articoli prodotti in paesi dove lo sfruttamento senza ritegno è una realtà risaputa: quello dei bambini, quello sottopagato, quello che ti incastra in un capannone a condizioni disumane... E forse non è per caso che Capannoni e Caporali non risultino ubicati solo tra Sri Lanka e Cina, ma spesso s’incontrano anche tra i confinitalici. Nel nostro belpaese, quello che detiene la leadership per la produzione di mine anti-uomo. È ma l’ex-premier l’ha detto: “A noi piacciono le donne!”


Anche se contrario all’umore e alla rabbia che porto dentro in questo periodo, mi sento in dovere di pubblicare quanto segue: note di un week-end fantastico.

Speciale HGF

L’ Hertz-Global-Forum ha spopolato in quel di Bruxelles durante il primo week-end di dicembre, durante il quale, tra l’altro, il sottoscritto ha dato le dimissioni dalla AT&T, dopo 6 mesi di devotissimo lavoro J. La presenza massiccia di adepti, ex, attuali o (im)probabili hertziani, ha reso l’evento più unico che raro, senza dimenticar le chicche dei passatincontri e lasciando ben sperare per i prossimi appuntamenti (preparatevi per London 2007 e per le 40 primavere di Tony). La città ha goduto del nostro “scorazzar” e i miei amici hanno goduto del clima natalizio che la capitale belga ha saputo offrire, malgrado l’incessante e fastidiosa pioggia. Si contano ancora le ferite provocate dalla nostalgia, dai ricordi, dal piacere di rivederci, di sfotterci e di ridere del “ridibile”, senza dimenticare chi ai brindisi si è arreso anzitempo (vedi lo stesso Tony Complaint in un venerdì di Warm-up in una bettola asturiana e il cedimento dello stoico Fede poco prima del meeting ufficiale, cautamente recuperato con una ronfata pomeridiana e un kilo di paracetamolo). C’è poi chi ha fatto il pieno d’entusiasmo (Abbastanza scontato citare il GrandEdo) e chi ha rimandato l’appuntamento alla prossima volta (la lista potrebbe esser troppo lunga). Il tempio che ha incautamente accolto il gregge festeggiante, è possibile visitarlo tuttora, malgrado gli echi di strane deflagrazioni sembra che non si siano ancor placati. Si trova in pieno centro ed è famoso per aver ospitato in passato già un altro record, quello di servire la più ampia varietà di birre al mondo (Ben 2004, registrate nell’anno alcolico 2004): Delirium Tremens, nei pressi della celeberrima ed irriverente statua di Janneken Pis (sorella del ben più noto fratellino, Manneken Pis). Noi, in quanto a irriverenze, non siamo mai stati terzi a nessuno (Secondi solo a Chuck Norris!)



Brevepilogo

Il treno adesso viaggia con un impercettibile ritardo, come le cose che si dicono rispetto a quelle che si pensano. Il vostro affezionatissimo rallenta per riflettere su importanti cambiamenti che la vita, ed il suo opposto, stanno apportando a questo punto del Viaggio.


Buon Inizio di mellennio a tutti

2 commenti:

Anonimo ha detto...

fico quello che scrivi!
ossequi,
Alessiaccio

Debby ha detto...

Ennio sei il mio eroe... e anche l eroe della mi mamma!! La tua ultima missiva mi ha fatto provare quella gioia pánica che viene dallo stesso posto da cui vengono le risate sincere e le lacrime oneste. Debby