sabato, maggio 30, 2009

bolletTHAI
n.10 (40)
Dell’emoziante storia di Nao, della bellezza dell’impronunciabile citta’ di Louangphrabang e del rocambolesco ritorno in Tailandia risalendo il Mekong

Il viaggio per arrivare a Louangphrabang e’ quasi piu’ difficile della pronuncia del nome di questa citta’. L’altitudine comincia a farsi sentire (si toccano i duemila metri) e le innumerevoli curve che bisogna affrontare per guadagnare la bella Luangprabang non sono un piacevole ricordo. I paesaggi e i villaggi che attraversimo invece si.
La citta’ e’ molto piccola ma mostra subito il suo immenso fascino. E’ una fortuna che l’Unesco l’abbia nominata patrimonio culturale dell’umanita’. In questo modo ne verranno preservate le bellezze naturali ed architettoniche. Gia' capitale del Regno del Laos prima della rivoluzione, Louangphrabang e’ una piccola penisola bagnata da due fiumi che si incrociano: il Mekong e il Khan. Il suo tempio piu' famoso, nonche' uno dei piu' belli e singolari finora visitati porta un nome ancora piu' impronunciabile. Sfido qualunque funzionario dell'Unesco a ricordarselo!

Qui conosco un nuovo amico: Nao, cambogiano naturalizzato francese. La storia della sua famiglia e' di quelle che lasciano senza parole.
Se volete ve la racconto:
Gli khmer rossi erano appena saliti al potere e stavano mettendo a ferro e fuoco il paese, riducendolo ad una grande azienda agricola a conduzione militare quando questa storia ha inizio. Nao aveva un paio d'anni e viveva alla periferia della citta’ di Siem Reap (a nord) con la sua famiglia. Sua sorella era appena nata e per questo motivo il padre chiese a sua cognata di andare in citta’ per comprare dei dolci per festeggiare il ieto evento.
Il padre era ingegnere e lavorava per una ditta francese. La mattina stessa, una volta recatosi sul posto di lavoro, venne avvertito dal suo capo che era in stretto contatto con l’Ambasciata francese a Phnom Pehn: -Devi lasciare subito il paese, avverti la tua famiglia, prendi lo stretto necessario e recati in Tailandia- gli disse- non c’e’ tempo da perdere, gli Khmer rossi stanno facendo razzia, deportando tutti nelle risaie oppure uccidendoli brutalmente- e aggiunse – Dovete partire. Ora!- E cosi fu. Solo la sorella della mamma di Nao non fece in tempo a sfuggire alla furia degli khmer rossi, venne bloccata alle porte della citta’ e deportata nei campi, mentre il resto della famiglia si precipito' olteconfine senza poterla aspettare. Ebbero la possibilita’ di trasferirsi in Francia dove, tentarono in tutti i modi di rimettersi in contatto con la parente sfortunata senza mai riuscirci. Qualche anno dopo la caduta della cricca di Pol Pot, la famiglia si reca di nuovo in Cambogia per dare un’ultima chance a questa ricerca disperata. L’idea della madre fu molto semplice (forse troppo secondo il padre di Nao): lasciare un biglietto nei pressi del pozzo dove, da bimbe, andavano a prendere l’acqua. Orbene, a trovare quel biglietto fu la figlia della zia di Nao. Tra le lacrime e l’emozione ella racconto’ la sua storia di come le sue capacita’ culinarie la salvarono dalla furia di quei criminali, promuovendola cuoca ufficiale di qualche quadro del partito. Con gli occhi lucidi Nao mi racconta la sua storia, felice di poterla trasmettere e far cosi rivivere il ricordo di suo padre e di sua sorella, scomparsi qualche anno fa.

Condivido con Nao questi gli ultimi 4-5 giorni nell’ex Regno dal Milione di elefanti, andando alla scoperta delle potenti cascate che si trovano poco fuori citta’, delle vasche naturali che alleviano le fatiche di estenuanti scalate e atipiche passeggiate nelle grotte circostanti, tra statue di budda, stalagmiti e temutissime stalattiti damocliane.
Risaliamo il Mekong fino alla citta’ di Huay Xai, prima di varcare di nuovo il confine e tornare in Tailandia per ritrovare Federigo.
Louangphrabang dista solo due giorni di battello dal confine tailandese, con una sosta in un anonimo paesino dedito prettamente al turismo one-night-stand.

Seduti su quelle minuscule panchette di legno per 16 ore e’ difficile restare zen e contemplare il magnifico paesaggio fatto di lussureggiante vegetazione, di montagne di varie conformazioni rocciose, di strabilianti dune di sabbia bianca, ciuffetttate da rigogliosi cespugli che vengono presi di mira da paciosissime mandrie di bufali neri e rossi: non sempre e' possible non maledirne la durezza e farlo notare a chi di dovere lassu', anche se attraversano piccoli templi nascosti tra rogogliose foreste, popolati da giovani bonzi. Alzarsi e fare una passeggiata mentre la barca si ferma nei minuscoli paesini sembra essere una delle poche occasioni peri non perdere l’osso sacro (ovvero l’ultimo anello tra me e il sacro). S’incrociano tanti pescatori che quando lanciano le reti sanno regalare una rara emozione (soprattutto se si riesce a immortalare il momento!).

A Huay Xai saluto il mio amico franco-cambogiano, con i consueti auguri di buona continuazione e la promessa di una birra a Bruxelles, varco il confine con la Tailandia (per la quarta volta in questo viaggio!). Mi trovo nel profondo e spettacolare nord e dopo una prima tappa a Chiang Rai e una seconda a Mae Salong rivedo finalmente Fede a Chiang Mai.

Purtroppo le sue condizioni di salute non sono migliorate e il suo limite di sopportazione e’ stato abbondantemente superato una volta tornati a Chiang Rai. Federigo decide cosi di lasciare anzitempo la Tailandia per tornare in Irlanda con tre settimane d’anticipo sulla tabella di marcia e tentare un approccio europeo a questo fastidio allo stomaco che lo tortura da piu di un mese, oramai. Pioggia, silenzi e bestemmie fanno da cornice ai saluti e agli abbracci consumati all’aeroporto di Chiang Rai.
Good Luck my friend!

E resto solo in questa citta’ che sembra essere fatta su misura per me. La Lotus Guest House di Chiang Rai e’ un’ottima base per qualche altra sorprendente escursione nonche’ il buffo palcoscenico di incontri bizzarri.

Di alberi carichi di dolcissimi lichi e di infinite piantagioni di the, di improbabili partite a calcio a mille metri sul livello del mare e di singolarindividui incontrati on the road ce ne occuperemo nell’ultimo numero del bolletThai… tra qualche giorno sul terzo mellennio.

Buon inizio di mellennio a tutti

1 commento:

Tfm ha detto...

Molto molto affascinante il racconto anzi i racconti del viaggio. Cercherò di recuperarli

Ciao, Tfm